martedì 13 maggio 2014

1. Si può anche morire di gioia


“Non ho più motivo di sorprendermi dell’usanza secondo la quale, quando un malfattore riceve la grazia sul capestro e ha già il cappio attorno al collo, insieme con la grazia gli mandano un chirurgo a cavargli sangue nel momento stesso in cui gli viene data la notizia, onde per l’emozione il suo cuore non rimanga svuotato degli spiriti vitali ed egli non ne venga sopraffatto.”
(pag.48 cap.11)

NOTA. Il protagonista si riferisce alla cosiddetta “morte di crepacuore”, ovvero una morte improvvisa provocata da forti emozioni. Nota già nel mondo antico, autori latini, come Aulo Gellio, riportano nelle loro opere numerosi casi di decessi chiaramente riconducibili a repentine alterazioni, sia esse positive che negative, dello stato d’animo dell’ individuo. Solo negli anni Novanta del secolo scorso, tale sindrome è stata ufficialmente riconosciuta dalla comunità scientifica con il nome di  “Cardiomiopatia di takot - subo”.

Riguardo la tecnica chirurgica citata da Defoe, non avendo ritrovato alcun riscontro in altri documenti, non sono in grado di accertare la pratica di tale usanza che, pertanto, potrebbe anche essere frutto dell’invenzione dell’autore. 

Nessun commento:

Posta un commento