venerdì 30 maggio 2014

5. Il calendario e le stagioni



“Ma dopo dieci, dodici giorni da quando ero sbarcato, mi resi conto che avrei perso la nozione del tempo per mancanza di libri, di penna e d’inchiostro, e avrei perfino confuso i giorni del Signore con quelli lavorativi. Onde per evitarlo, con un coltello incisi a lettere maiuscole queste parole: “Qui giunsi a terra il 30 settembre 1659”; poi ne feci una grande croce e la infissi lungo la spiaggia nel punto in cui ero sbarcato la prima volta; ed ogni giorno sui lati di questo palo squadrato  come una tavola incisi ogni giorno un tacca col mio coltello, e ogni sette una tacca lunga il doppio, e contrassegnando l’inizio di ogni mese con una tacca lunga il doppio di queste ultime: e in tal modo tenni il mio calendario, ossia il mio computo settimanale, mensile e annuale del tempo.”
(pag.66 cap.14) 

“Ora compresi che le stagioni dell’anno si potevano distinguere, in linea di massima, non già in estati e inverni come in Europa, ma in stagioni asciutte e piovose, che si succedevano più o meno al seguente modo:
metà febbraio, marzo, metà aprile: piovosa , essendo il sole prossimo all’equinozio;
metà aprile, maggio, giugno, luglio, metà agosto: asciutta, essendo il sole a nord dell’equatore;
metà agosto, settembre, metà ottobre: piovosa, essendo il sole a nord dell’equatore;
metà ottobre, novembre, dicembre, gennaio, metà febbraio: asciutta, essendo il sole a sud dell’equatore.”
(pag.109 cap.22)

NOTA. Organizzare il tempo e dare ad esso una struttura ben definita è stata un’esigenza comune a tutti i popoli dell’antichità che, praticando attività strettamente connesse alla natura, venivano influenzati dal clima, dalla durata del giorno e della notte, dall'alternarsi delle stagioni in ogni aspetto della loro vita. Ecco qui alcuni tra i calendari più antichi: 

 

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